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Non muoio neanche se mi ammazzano

L'avventura umana di Giovannino Guareschi

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Presso Villa Vertua in Via Garibaldi 1 dal 18 settembre al 3 ottobre 2010 sarà visitabile la mostra Non muoio neanche se mi ammazzano - L'avventura umana di Guareschi.

Presentazione della mostra: venerdì 17 settembre 2010 alle ore 21:00 presso Il Centro di via Giussani 3, con la presenza di Alessandro Gnocchi (curatore della mostra) e Eugenio Bandini (giornalista).

Orari di apertura: da lunedì a venerdì dalle ore 21:00 alle ore 23:00, sabato e domenica dalle ore 15:30 alle ore 23:00.

Cineforum venerdì 24 settembre 2010 alle ore 21:00 con la proiezione del film Don Camillo di Julien Duvivier con Fernandel e Gino Cervi; introduce il professore Aurelio Tagliabue; presso Il Centro in Via Giussani 3.

 

Giovannino Oliviero Giuseppe Guareschi (Fontanelle, 1 maggio 1908 - Cervia, 22 luglio 1968) è stato uno scrittore e giornalista italiano, oltre che caricaturista e umorista. È uno degli scrittori più  importanti del '900 italiano, oltre che uno dei più venduti nel mondo con oltre 20 milioni di copie. La mostra intende presentare a tutto tondo la sua figura e la sua opera, per far conoscere meglio un uomo che non fu solo un grande umorista, creatore di don Camillo e Peppone, ma anche uno dei più grandi scrittori del ‘900. Noto al pubblico per la saga cinematografica di Don Camillo e Peppone,  tuttavia nei film i contenuti più forti di Guareschi sono un pò annacquati, ed  anche per questo spesso Guareschi e i registi di sono trovati in disaccordo e forse è anche il motivo per cui  la critica lo ha relegato al ruolo di giornalista/umorista. In realtà nel primo dopoguerra Guareschi fu una coscienza critica: Montanelli disse che non si può conoscere l'Italia se non si capisce Guareschi.

La mostra vuole raccontare la figura di  Guareschi attraverso immagini, inediti, disegni, foto date dalla famiglia e video.  L'evento si apre con un filmato: Vi racconto tutto di me dove con linguaggio semplice e chiaro Guareschi si racconta. Il percorso si snoda poi nella vita e nelle opere di Guareschi, rivelandolo come lo scrittore del radicamento, intriso del mondo delle sue origini; la madre (maestra poi trasferita in un'altra città), la città di Parma e infine la bassa.

Era un umorista, ma non satirico; e come umorista intendeva proporsi in qualità di sentinella il cui scopo non è decidere, ma risvegliare le coscienze, rivelare ciò che deve essere distrutto perché è cattivo. Il rispetto di Guareschi per la diversità di opinione emerge anche nella figura di Peppone che lui stesso avrebbe voluto interpretare.

La parte finale della mostra è dedicata alla famiglia di Guareschi, la moglie Ennia che nei racconti prenderà il nome di Margherita, il figlio Albertino, la figlia Carlotta che lui chiamerà la Pasionaria. Lo Zibaldino e altri volumi raccontano questa parte della sua vita.  

In conclusione si può dire che Guareschi trasmette valori con uno strumento comunicativo molto efficace, tanto è vero  che tutte le sue pubblicazioni sono state tradotte in 60 lingue e che ancora oggi i temi trattati sono riconosciuti di attualità perché parlano di noi, dei nostri sentimenti, dei nostri difetti e di quei valori che riconosciamo buoni per l'uomo capaci di trarre dall'uomo.

La mostra si conclude con la proiezione di pezzi noti tratti dai film girati a Brescello della serie Peppone e Don Camillo e di La rabbia il film sulla modernità che nel '63 fu commissionato a due intellettuali di diverso orientamento, Guareschi e Pasolini. 

 

Ringrazio gli amici dell'Associazione Culturale Felicita Merati perchè, guidandoci in un interessante viaggio nel passato,  in un periodo di accalorati contrasti in cui si viveva con passione la politica, ci consentono di incontrare un uomo che nelle sue grandi battaglie, più o meno condivisibili, ha saputo trasmettere il grande valore di perseguire disinteressatamente il bene comune, senza mai scordare le proprie posizioni, ricordando di esercitare sempre il potere al servizio del Paese, mai in favore del proprio gruppo o partito. Autore fuori dagli schemi, ha avuto mille etichette, genuino e passionale ha saputo parlare con semplicità al cuore della gente raccontando un'umanità schietta e il senso vero dell'amicizia. Avvicinandoci a Guareschi, attraverso questa mostra, aumentiamo la nostra distanza  dall'odio nei confronti di chi non è dalla nostra parte, dalla mancanza di riferimenti morali, dall'omologazione culturale massmediatica e consumistica.

Rosaria Longoni, Assessore alla Cultura